Il pannello abilmente intagliato custodisce, all'interno di un mihrāb, o nicchia, otto registri lavorati a traforo, di fogge e dimensioni diverse tra loro, in cui si evidenziano le sagome di alcune brocche, un vaso e delle coppe con coperchio. La decorazione è un piacevole equilibrio di forme, una combinazione gradevole di livelli e rilievi incisi che evocano la tranquilla e spensierata vita di corte Moghul. Il nome attribuito a questo ornato è chini khānah, "stanza cinese”, uno dei motivi ornamentali preferiti durante il regno dell"imperatore Jahāngīr (1605 - 1627), evidenziando, ancora una volta, quanto le forme d'arte esterne penetrassero agevolmente il sofisticato humus del costume Moghul. Sebbene la presenza di brocche, fiasche e vasi possano evocare l"acqua e, quindi, l'abluzione necessaria alla preghiera, Zebrowski asserisce che tali ornati possono essere posti in relazione con la fertilità e, quindi, con la buone sorte e l"abbondanza, sebbene nel XVII secolo fossero forse più apprezzati per la loro forma elegante.

"Mughal Architecture. An Outline of Its History and Development (1526-1858)", Koch E., pag. 70.

"Islamic Tiles", Porter V., pag. 95. "Babur mentions that Timur’s grandson Ulagh Beg had a chini-khāneh of which the walls were apparently faced with porcelain tiles brought over from China”.

"Le Arti nell’Islam”, G. Curatola - G. Scarcia, pag. 47.

www.ethnologica.com