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Arte dell'Islam. Tesori dalla Khalili Collection
Institut du Monde Arabe, Paris, dal 6 ottobre 2009 al 14 marzo 2010

Per la prima volta in Europa, una selezione di 471 pezzi tra manoscritti, tappeti, ceramiche, vetri, metalli e gioielli, lacche e boiseries, miniature e gouaches, i più belli e significativi della favolosa collezione considerata la più importante al mondo di circa 20.000 opere tra il VII e il XIX mo secolo provenienti da tutti i paesi islamici, appartenente a Nasser David Khalili, un miliardario ebreo di origine iraniana. La mostra è suddivisa in tre percorsi. "Fede, saggezza e destino", che testimonia la relazione tra l'arte e il sacro ed è incentrata sui luoghi santi, Mecca e Medina.
"L'atelier dei mecenati: califfi, emiri, khan e sultani" che descrive lo sviluppo delle arti di corte eseguite per i diversi sovrani, che servono anche da modello alla società civile. "Un universo di forme e colori " che esplora le varie espressioni della creazione per la soddisfazione dei sensi " come un anticipo del paradiso ".
La collezione, dopo l'Australia e gli Emirati arabi uniti, arriva per la prima volta in Europa e racchiude pezzi provenienti da molti Paesi (tra cui Persia, Afghanistan, India, Egitto, Marocco, Spagna) davvero straordinari, corani riccamente decorati, pagine di calligrafia, pitture, armi cesellate.
I Segreti della Città Proibita - Matteo Ricci alla corte dei Ming.
Treviso, Casa dei Carraresi, dal 24 ottobre 2009 al 9 maggio 2010



E' stata presentata a Treviso, presso il complesso Casa dei Carraresi, la terza mostra sulla Cina intitolata "I segreti della città proibita. Matteo Ricci alla corte dei Ming", dal prossimo 24 Ottobre al 9 Maggio 2010.

Alla Casa dei Carraresi si potranno ammirare più di 300 reperti fra gioielli, porcellane, statue d'oro e mobili della Cina tra il 1368 e il 1644. Grazie al computer, la mostra sarà percorribile da tutti attraverso un percorso tecnologico che permetterà di addentrarsi virtualmente all'interno della Città Proibita. Una sezione speciale sarà dedicata a Matteo Ricci, padre gesuita, matematico e astronomo che intraprese un'azione missionaria nel territorio cinese, al tempo della Dinastia dei Ming. La figura del religioso sarà presentata attraverso documenti, testi e meccanismi di cui si serviva per la sua attività di astronomo.
La terza mostra di Treviso dedicata alla Via della Seta e alla Civiltà Cinese farà rivivere lo splendore della Dinastia dei Ming, il mito della Città Proibita e la favolosa reggia di Pechino, anche in vista del 2010 anno della Cina in Italia.
LUMIERES DE KAIROUAN
Dal 9 dicembre 2009 al 7 marzo 2010, Institute du Monde Arabe, Paris


Questa mostra copre i primi cinque secoli dell’era islamica, che rappresentano l’apogeo della civilizzazione di Kairouan, la cui  influenza ha predominato in tutto il bacino occidentale del Mediterraneo. La sontuosa collezione di Corani manoscritti su pergamena e manoscritti di giurisprudenza (fiqh) riccamente decorati, sottolinea il ruolo pioniere dei nostri paesi nella sacralizzazione del Corano e l’epurazione della scrittura araba, per un periodo di più di 1000 anni,costituita da esemplari unici e vari, raramente riuniti in un’unica sola biblioteca o museo. La mostra comprende anche degli esemplari in ceramica che illustrano il genio tunisino e la capacità di operare una sintesi tra influenze orientali ed elementi locali. In mostra anche oggetti di rara bellezza sotto forma di bijoux e manufatti in bronzo e marmo, che sottolineano il grado d’avanzamento e la raffinatezza raggiunta dalla civiltà di Kairouan, reperti archeologici che confutano la teoria secondo la quale l’artista ha vietato la raffigurazione umana all’interno delle proprie opere all’inizio dell’era islamica. Fa parte degli oggetti in mostra una stele latina che conferma la presenza di una comunità cretese a Kairouan che ha beneficiato della sicurezza e della quiete del luogo, testimonianza di tolleranza che ha marchiato la civilizzazione islamica attraverso i secoli. Tutti gli oggetti esposti sottolineano il fatto che Kairouan ha rappresentato un trait d’union tra Machreq e Maghreb sviluppando una scuola artistica con una propria identità.
An Enduring Motif: The Pomegranate in Textiles
Fino al 21 febbraio 2010 al Philadelphia Museum of Art

Il melograno (Punica granatum) e’ un arbusto o un piccolo albero conosciuto per i suoi preziosi frutti sferici contenenti centinaia di semi separati da sottili membrane. Ebbe origine in Persia ( l’attuale Iran) svariati centinaia di anni fa, attualmente questo frutto è coltivato in climi caldi in tutto il mondo e apprezzato per il suo sapore dolce e per le sue proprietà mediche. Storicamente la corteccia veniva utilizzata per conciare il cuoio ed i fiori utilizzati per tingere tessuti. Oltre all’uso pratico venne rivalutato per secoli come simbolo di salute, fertilità e resurrezione. Gli antichi egiziani venivano sepolti con melograni, fiduciosi di una seconda vita. Nella mitologia greca, il frutto è associato a Persefone che è sia  regina degli inferi, sia regina della primavera. L’ Ebraismo considera il frutto simbolo di fertilità e di adesione ai principi morali, in accordo col Vecchio Testamento, i frutti venivano ricamati lungo i bordi delle tuniche indossate dal sacerdote ebreo. Nel Cristianesimo, rappresentazioni di melograni sono spesso utilizzate per vesti e paramenti sacri: il frutto aperto simboleggia la sofferenza e la resurrezione di Cristo. Per gli Islamici i quattro giardini del Paradiso-descritti nel Corano- contengono melograni. In accordo con la leggenda islamica, ogni frutto contiene un seme che discende dal paradiso. I Buddhisti vedono i melograni come i frutti benedetti così come il limone ed il pesco. Una leggenda buddhista narra come Buddha diede alla demonessa Hariti,dopo che aveva mangiato un bambino,un melograno per curarla dalla terribile tentazione di divorare bambini. Buddhisti cinesi regalano spesso immagini di frutti maturi come regali di nozze come simbolo di abbondanza e fertilità.Sin dai tempi biblici artisti di ogni genere si sono ispirati alla bellezza ed alla simbologia di questo frutto. Gli oggetti in mostra rappresentano un campione di tessuti appartenenti al Museo che hanno come filo conduttore questo frutto così  ricco di simbologie.
Maharaja: the splendour of India's royal courts
Dal 10 ottobre 2009 al 17 gennaio 2010, Victoria and Albert Museum, Londra


Fino a gennaio 2010 si possono ammirare più di 250 magnifici oggetti che provengono dalle collezioni reali indiane e testimoniano la grandezza e lo splendore delle corti dei Maharaja. La mostra conduce in un viaggio attraverso le tappe più significative nello sviluppo della cultura indiana e attraverso una serie di opere, oggetti, utensili, stoffe, preziosi, suppellettili e arazzi ricostruisce lo splendore di un regno compreso tra il 18 ° secolo, grande epoca dei maharaja, e la fine del dominio britannico avvenuta nel 1947.
The Turkish Season al Louvre
dall' 11 ottobre al 18 gennaio 2010
Louvre, Parigi


Il Louvre sarà il padrone di casa per  le tre mostre che avranno come filo conduttore il mondo Turco.
"Alla corte del Grandi Turchi" : caftani provenienti dal Palazzo Topkapi (principale residenza dei sultani dell'impero ottomano e sede del loro governo dal 1465 al 1853). La  vasta collezione comprende oltre 3000 caftani, gioielli ed accessori appartenuti alla famiglia Ottomana e provenienti per la maggior parte dal Museo del Topkapi.
"Da Izmir a Smyrna, la scoperta della citta’ antica".
Il dipartimento di antichita’ Greche, Etrusche e Romane, organizza una mostra sull’antica Izmir ed i suoi fasti. Dalla cultura greca alla cultura romana attraverso monumenti e capolavori dell’epoca, grande rilievo sara’ l’agora con l’esposizione dei suoi rilievi datati secondo secolo AD.
"Tombe reali dell'Anatolia, Alaca  Höyük nel Terzo Millennio".
Uno sguardo al Terzo Millennio AC attraverso il sito archeologico di Alaca  Höyük, fonte di vasti ritrovamenti archeologici come le tredici tombe reali incredibilmente ricche di corredi funebri.
The Two Qalams: Islamic Arts of Pen and Brush
July 11 - January, 2010
Philadelphia Museum of Art


In Arabic, the word qalam originally meant the calligrapher’s reed pen. Calligraphers were and are esteemed in Islamic circles because their pens write the sacred words of the Qur’an, the holy book of Islam. The attitude toward painters, however, has not always been so positive since their brushes could depict—thus create—human and animal figures, thereby challenging the sole creative authority of God. Persian poets of the sixteenth century countered this negative perception by describing the painter’s brush as a second qalam, equivalent to that of the calligrapher’s pen. The two qalams came together in the vibrant bookmaking workshops of the Islamic courts of Persia and India where calligraphers and painters collaborated to produce a wealth of illustrated manuscripts and elaborate albums filled with specimens of beautiful writing and painting.

As seen in the sixteenth- through nineteenth-century album pages on view in the exhibition, the arts of pen and brush often merged with exquisite results. A highlight from this group is a never-before-exhibited Mughal tinted drawing of circa 1600, which, in its subject matter and emphasis upon bold outlines and graceful line effects, shows the influence of both European prints and Islamic calligraphy.
Mandala. The perfect Circle
dal 14 agosto all’ 11 gennaio 2010
Rubin Museum  of Art di New York


Il Mandala e’ uno dei maggiori simboli del buddismo tibetano come aiuto artistico per la meditazione. Raffigurando un regno che e’ sia sacro che complesso, il Mandala e’ uno strumento per ottenere lo stato di Illuminazione. La mostra esplora le manifestazioni, le funzioni e le correlazioni tra i simboli mandalici e la nostra realta’ fisica. Parte della mostra e’ incentrata sull’importanza simbolica del numero cinque, che gioca un ruolo importante nel Buddismo Tantrico: l’importanza delle cinque direzioni nello spazio (i quattro punti cardinali più il centro),i cinque elementi, i cinque colori, le cinque saggezze ed i cinque Buddha Trascendenti. In mostra diversi tipi di Mandala, dalla pittura ai lavori tridimensionali, dai piccoli Mandala portatili agli oggetti correlati alla cerimonia. La raccolta si compone di innumerevoli pezzi provenienti da svariati musei: il Guimet di Parigi, il Philadelphia Museum of Art, il Museum of Fine Arts  di Boston, il Pacific Asia Museum di Pasadena ed il Metropolitan Museum di New York.
Rajasthan, Kings and Warriors
dal 5 maggio al 10 gennaio 2010
Villa Rieter, Museum Rietberg, Zurich

Rajasthan, la "Terra dei Re" si trova nella parte nord-ovest dell’ India tra Delhi e l’attuale Pakistan. Un’area estremamente vasta dominata dai Rajput (casta di guerrieri hindu) ma nel sedicesimo secolo subì l’invasione Moghul. Le corti hindu in Rajasthan strinsero un’alleanza con i Moghul. Gli artisti che lavoravano nei laboratori delle corti reali di Bundi, Kota, Udaipur, Jaipur e Jodhpur si confrontarono con le innovazioni stilistiche in ambito pittorico vigenti nelle capitali Moghul. Gli artisti subirono il fascino delle nuove contaminazioni producendo dipinti a tema religioso che combinavano lo stile locale al gusto naturalistico degli artisti Moghul.
Dance of Fire
Piastrelle e ceramiche Iznik nel Museo Sadberk Hanim con la partecipazione del collezionista privato Omer M. Kok
dal 12 aprile al 11 ottobre ad Istanbul


Per la prima volta un'importante mostra per celebrare due secoli di capolavori ceramici prodotti a Nicea (dal Greco): dal quindicesimo secolo al diciottesimo secolo. Le piastrelle furono generalmente prodotte per decorare imponenti edifici durante l'Impero Ottomano, inoltre furono commissionati sempre su richiesta dell'Impero, ingenti quantità di vasellame. La mostra ci illustra la sorprendente creatività degli artigiani di Iznik nella continua e costante ricerca di nuove tecniche, la maestria nell'uso del colore e l'equilibrio che accompagna i raffinati decori. La mostra propone anche un raggruppamento tematico suddiviso in animali, uccelli, velieri, e figure umane ed infine una raccolta di copie Iznik prodotte da manifatture europee ed italiane come Cantagalli a Firenze, Samson in Francia e Willian de Morgan in Inghilterra.
Il Ramayana: amore e valore nella grande epica indiana
Dal 16 maggio al 14 settembre 2009


Il Ramayana, il testo considerato fondamentale nell'arte e nella cultura dell'India e di tutto il Sud Est Asiatico, è fonte ispiratrice nella danza, nella recitazione, nel teatrodelle ombre e tuttora interpretato in totto il mondo. Per la prima volta più di 120 miniature tratte dal manoscritto appartenuto a Rana Jagat Singh di Mewar (1628 - 1652) e ora alla British Library saranno esposte al pubblico dal 16 maggio al 14 settembre 2009. La mostra esporrà  dipinti, tessuti e sculture provenienti dalle più importanti collezioni mondiali includendo opere del V&A, del British Museum e dell'Ashmolean Museum; alcuni pupazzi del teatro delle ombre proverranno dal Horniman Museum. Molti degli oggetti esposti non sono mai stati esposti al pubblico. I manoscritti Mewar del Ramayana furono prodotti tra il 1628 e il 1653 per Rana Jagat Singh di Mewar nel suo laboratorio di corte ad Udaipur.
Il Musée d'Art et d"Histoire di Ginevra aprirà una mostra di tessuti e abiti islamici.

Il Musée d'Art et d"Histoire di Ginevra aprirà dal 4 dicembre 2008 al 1 aprile 2009 una mostra di tessuti e abiti islamici. Una collezione di rare stoffe egizie, piccoli frammenti di lino ricamati e rare tuniche mamelucche del XIII secolo.
Nel 2004,  il Musée d'Art et d"Histoire ha avuto modo di acquisire alcune decine di tessuti islamici egiziani che completano così il fondo preesistente. L'intero materiale, tuttora oggetto di studio, sarà seguito da una pubblicazione e da una mostra. Il dipartimento delle arti applicate esporrà le sue collezioni solo per un breve periodo. Il fondo islamico che per ragioni di difficoltà di conservazione non può essere esibito permanentemente, comprende pochi, ma eccezionali esempi della tradizione islamica egiziana: una tunica mamelucca, senza dubbio il più bel esemplare conosciuto ai nostri giorni; della stessa epoca una tunica da bambino di grande interesse e dei piccoli frammenti di recupero in tela di lino ricamata. I tessuti e frammenti forniscono elementi sul modo di vestire, sull"habitat e sui rituali di tumulazione nell’antico Egitto musulmano.

Hermitage Museum: "In Palaces and Tents: The Islamic World from China to Europe”
dal 14 febbraio 2008 al 7 settembre 2008

La mostra è dedicata ai contatti tra il mondo islamico con le vicine culture dell'Europa e della Cina e ha lo scopo di esporre l"immensa varietà dell’arte islamica rappresentata dalle collezioni del Museo Hermitage a dimostrazione che il Mondo Islamico non è mai stato isolato dalle culture mondiali, ma al contrario, ne è stato parte integrante. L’esposizione, suddivisa in quattro sezioni, evidenzia il rapporto dell’Islam con i vicini stati Europei. La prima sezione è dedicata all’arte del periodo tra il XVII secolo e l’invasione Mongola; la seconda, illustra lo sviluppo artistico fino al XVI secolo; la terza, espone lavori d’arte provenienti da vari paesi islamici datati dal XVI al XIX secolo; la quarta, si concentra sui rapporti politici (diplomatici e militari) della Russia con il Mondo Islamico. Tra gli oggetti esposti ci sono i doni diplomatici omaggiati dai monarchi dei Paesi Islamici agli zar ed i trofei.

Tibetan Arms and Armour from the Permanent Collection
(Armi ed armature del Tibet dalla Collezione Permanente)
Dicembre 2007 - Autunno 2009

L'allestimento è stato realizzato con 35 dei pezzi più importanti della vasta collezione permanente del museo, comprendente armature, armi e finimenti, di rara fattura e squisitamente decorati, provenienti dal Tibet e dalle vicine Mongolia e Cina e risalenti al periodo compreso tra il XV e il XX secolo. La mostra comprende anche alcuni pezzi, acquisiti di recente, mai esposti né pubblicati prima.

Gandhara - The Buddhist Heritage of Pakistan's Legends, Monasteries, and Paradise

L'eredità buddista nelle leggende, nei monasteri e nel paradiso del Pakistan

21 novembre 2008 - 15 marzo 2009

 

 



La Art and Exhibition Hall è lieta di presentare la prima grande esposizione di arte Gandhara in Germania. Circa 270 oggetti - tra cui bellissime sculture in pietra, bassorilievi, monete preziose e pezzi di raffinata gioielleria - introducono il visitatore all'arte di questo antico regno tra il I e il V secolo d.C. La mostra mette in risalto la variegata produzione artistica di Gandhara sotto la dominazione dei Kushan, ed esplora la ricca eredità artistica di questa regione, punto di incontro di diverse culture.

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